Naxos, l’isola instagrammabile delle Cicladi a bordo di una Sko(mo)da
Dopo un tentativo di pranzo al Pireo – dove ci siamo alzate prima di ordinare sentendo il proprietario del locale congratularsi con una coppia gay americana per il loro presidente – all’urlo “Trump power, a men is a men e a woman is a woman” – partiamo per Naxos, come sempre senza saperne molto. L’isola pare essere conosciuta per il detto “Piantare in asso” che originariamente sarebbe stato “..in Naxos”. E’ qui che, secondo la mitologia greca, Teseo abbandona Arianna nel loro viaggio di ritorno verso Atene. Qui Arianna incontra Dioniso, e anche noi… Un Dioniso di 88 tonnellate per 10 metri (vedi foto).

Appena scendiamo dalla nave ci accorgiamo subito di un’orda di turisti che accorrono in cima a una collinetta per fotografare il tramonto. Dopo qualche ricerca scopriamo essere il punto più instagrammabile (si dice così) dell’isola e chiamarsi Portara, la porta di un incompiuto tempio dedicato ad Apollo. Ci avviamo, con la nostra macchina a noleggio battezzata Sko(mo)da, verso Agios Prokopios. Lì abbiamo affittato una pensioncina deliziosa Askella in cui possiamo dire che quello che non manca c’è. Molto spartana, con una discutibile manutenzione, ma immersa nel silenzio: proprio quello che cercavamo. Secondo le guide turistiche consultate online la zona costiera che da lì arriva alla Plaka è la migliore dell’isola. La spiaggia è annoverata anche tra le più belle della Grecia. Piene di aspettative ci mettiamo il costume e andiamo. Improvvisamente siamo circondate da bambini urlanti, racchettoni, turisti che parlano (ad alta voce) qualsiasi lingua. Decisamente troppa gente. È luglio, e sembra di essere a ferragosto su una qualsiasi spiaggia del Salento. Per fortuna non ci diamo per vinte, prendiamo la Sko(mo)da e affrontiamo l’entroterra per arrivare nella costa nord. Una spiaggia molto carina che vale assolutamente la pena di vedere è Lionas. Bisogna stare attenti/e al meltemi, il vento che soffia sulle Cicladi, quando c’è è impossibile andarci, quando non c’è è una spiaggia perfetta. Appena arrivate veniamo accolte da un oste (forse un po’ acchiappa turisti) che ci saluta calorosamente, non parla una parola d’inglese, ma ci fa capire che avrebbe piacere ad averci a pranzo. Noi non abbiamo nulla da mangiare con noi e quindi accettiamo. Pensione Delfinaki, Voto 7. Torniamo in spiaggia, ora c’è una famiglia con un camper proveniente da Spello, il bambino urla in mare, il padre è sott’acqua con la maschera, emerge dicendo: “ho visto una trota! E’ fluriminescente!”. La moglie corre in acqua, mette la maschera, ed esclama: “è vero, è proprio fluriminescente!”. Noi sorridiamo e capiamo che è ora di tornare nella quiete di Askella, dove involontariamente è capitato di nuotare con una tartaruga. Non era fluriminescente, ma era una vera tartaruga. Il giorno successivo riprendiamo la Sko(mo)da e andiamo alla ricerca di una spiaggia più vicina, senza il casino della riviera romagnola, e che ci faccia dire “siamo in Grecia”. Detto fatto, la spiaggia è Alicos e si trova a solo 30 minuti da noi. Una meraviglia.

Nella strada del ritorno, su consiglio di un’amica greca, ci fermiamo alla taverna Axiotissa. Per la prima volta non leggo Moussaka o Pastitsio, ma un menù greco di ristorante per greci. Alla fine ho ceduto comunque all’attrazione turistica del menù, e ho mangiato un ottimo Gemistà. Voto 8. Sicuramente più affollata di altre isole, meno affascinante di altri posti visti, ma comunque il viaggio ne è valso la pena. Qualche gita qua e là e una locanda molto buona che sentiamo di consigliarvi è taverna Perama, scoperta la prima sera. Fortuna da principianti. Alla fine siamo andate anche noi a fotografare la Portara, di mattina, con una gita all’interno della Chora. Anche qui niente di stupefacente, ma comunque carina. Nel pomeriggio ci siamo imbarcate per Atene e abbiamo salutato l’isola. Ci siamo risintonizzate con la vita reale e abbiamo constatato che nei nostri 15 giorni di assenza nulla sia cambiato. La Palestina continua a essere bombardata, il genocidio ad essere in atto, il nostro governo e l’Europa tutta a non fare nulla. Ci siamo guardate. Io indossavo una maglia Marche Pride con la scritta Born this way, lei una maglia dei Baustelle con la guerra è mondiale ma l’estate è nostra. Non potevano esserci maglie migliori per questo viaggio dove siamo state definite da una persona locale: le migliori francesi mai viste sull’isola. E per come sta andando l’Italia, va bene così. Non ci siamo sentite di correggere.

