Il cielo arcobaleno di Sarah

“Il cielo è più dolce della Terra! E io voglio il cielo, non la Terra!”. Da un paio di giorni circolano sul web le ultime parole di Sarah Hijazi. Sono apparse sul suo profilo Instagram. Le aveva scritte a mano, rivolte a destinatari diversi. Fratelli, sorelle, amici, mondo. “Ai miei fratelli e sorelle, ho provato a sopravvivere e ho fallito, perdonatemi. Ai miei amici, l’esperienza è dura e sono troppo debole per resistere, perdonatemi. Al mondo, sei stato crudelissimo! Ma io perdono”.

Per certe bandiere si muore. Sarah la bandiera da cui si sentiva rappresentata, quella arcobaleno, l’aveva sventolata tre anni fa durante un concerto dei libanesi Machrou Laila al Cairo. Il leader Hamed Sinno, conosciuto come il Freddie Mercury arabo, cantava e parlava di uguaglianza dei diritti e Sarah cominciò a sventolare i colori dell’arcobaleno. Per prudenza, quel grande fazzoletto sulle prime lo aveva tenuto in tasca. Poi, il gesto (lì per lì) liberatorio. Incarcerata, torturata, violentata per un anno, rilasciata ma ripudiata dalla società tradizionale perché l’omosessualità è “pratica d’abituale depravazione”, aveva trovato asilo politico in Canada. Due anni disperati tra cicatrici sul corpo e nella memoria. Un inferno. E in inferno non puoi vivere.

In certi momenti non puoi non pensare a Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna per il quale in queste ore è partito in Consiglio Comunale l’iter per il conferimento della cittadinanza onoraria. Non puoi non pensare al caso Regeni, alle armi che il nostro governo ha venduto (e venderà) al regime di Abdel Fattah al Sisi. Non puoi non pensare alla dignità dei genitori di Giulio quando si sono sentiti traditi da quel fuoco amico.

Patrick proprio oggi compie 29 anni. Giulio è morto a 28 anni. Sarah, come loro, aveva combattuto contro le diseguaglianze nel suo Paese. Di genere e di classe. Per questo era stata punita. Lesbica, attivista Lgbtq+, si è suicidata domenica. Aveva 30 anni, un bellissimo sorriso e l’inferno dentro. Allora, in questo che è il mese del pride in cui i pride sono congelati, ricordiamola più forte. Noi di Noialtre lo facciamo. Sicuro.

Una risposta

  1. luisa ha detto:

    che tristezza povero angelo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *