Per il lavoro, la pace, il pane e la libertà delle donne, 8 marzo 2023

Ma non le avevamo già sentite queste parole? Subito ricordo i racconti delle nonne e anche di mia madre, e quella canzone che cantavano le mondine già nel dopoguerra della seconda guerra mondiale del novecento.

Siamo ancora qui a raccontare un otto marzo difficile per questo paese e per l’Europa, dopo un anno di guerra in Ucraina, nel pieno di un’economia di guerra post pandemica. Lo facciamo con l’aiuto di tre donne speciali.

Parliamo di nuovo, come lo scorso anno, con Agafia la compagna femminista, attivista per la pace con le Donne in Nero di Bologna, per sentire come va dopo un anno di guerra. Per sentire da lei che viene dalla Moldavia e ha una parte di famiglia in Ucraina. Agafia è una donna forte, una sopravvissuta alla violenza, in Italia ha trovato un po’ di pace e ha costruito delle relazioni. Racconta che è molto stanca, molto prostrata e davvero delusa, la tristezza e l’ impotenza nel poter costruire la pace la portano a queste riflessioni amare. Sono contenta di sentire la sua voce, nonostante sia meno carica di energia di sempre, ritrovo comunque la sua forza nel volere lottare e nel voler trovare una strada per urlare la voglia di pace e di giustizia.

vorrei urlare forte
al mondo intero il mio desiderio di pace

Abbiamo incontrato un’altra donna straordinaria, Antonella Veltri, Presidente di D.i.Re. Associazione nazionale Donne in rete contro la violenza. Con lei abbiamo parlato di qual è la situazione e quali sono le battaglie dei centri antiviolenza tra l’economia di guerra post pandemica e il governo di destra


Antonella Veltri – presidente di D.i.Re. – Foto di Luigi Diango

Veltri ci parla di come la pandemia prima, la guerra nell’ultimo anno, hanno condizionato l’azione politica dei centri antiviolenza, che continua ad essere essenziale e fondamentale per le donne di questo paese.

Abbiamo registrato, durante la prima chiusura dovuta al covid, un aumento di richieste di aiuto che ci dice come la violenza viene agita nella maggior parte dei casi fra le mura domestiche, nelle relazioni di intimità. Con grande volontà politica, abnegazione e impegno i centri antiviolenza della Rete D.i.Re sono rimasti aperti e hanno continuato a lavorare, nonostante l’insufficienza dei fondi da parte dello Stato e il ritardo nella loro erogazione.

Ma la violenza maschile e di genere sta diminuendo, secondo i dati?


No, possiamo dire che – nonostante la nostra continua presenza sui territori per l’ascolto e l’accoglienza alle donne e le nostre azioni per portare avanti il cambiamento culturale – il fenomeno non arretra. Questo perché è indispensabile un cambiamento culturale sistemico e strutturale, che capovolga i principi del patriarcato che è struttura e organizzazione della nostra società. Noi lo facciamo con la nostra presenza di movimento nelle piazze e con il nostro agire quotidiano nelle scuole, nelle aziende, con tutti quelli che sono coinvolti nella prevenzione e nel contrasto della violenza alle donne.

Pensiamo alle difficoltà che le donne incontrano nel percorso con la giustizia. Solo il 30% delle donne che si rivolgono ai nostri centri decidono di denunciare il maltrattante.

Le donne, continua Veltri, hanno paura di dover subire quella che viene definita vittimizzazione secondaria. Ancora troppe sono le situazioni in cui le donne che decidono di intraprendere percorsi di giustizia si trovano giudicate e rivittimizzate dalle stesse istituzioni.

Con questo governo di destra come si prospettano le politiche e gli interventi?


Per quanto riguarda questo governo, ci domandiamo che tipo di interventi hanno in programma, a parte quelli di tipo securitario e per l’incremento della natalità.

La sicurezza non può che essere una piccola parte di un vasto programma di intervento contro la violenza maschile sulle donne, di cui non abbiamo ancora notizia.                                                                                                                                           Per quanto riguarda i diritti riproduttivi, stiamo monitorando soprattutto l’applicazione della legge 194, al momento sotto attacco.

Il terzo incontro con un’altra donna straordinaria è con Giulia Sudano, Presidente e cofondatrice dell’Associazione nazionale Period Think Tank
il think tank femminista intersezionale che si occupa di advocacy, policy e data.

Sudano ci spiega che il tema è avere dati disaggregati per genere, tutti i generi, quando possibile bisogna lavorare per non usare solo il binarismo e introdurre anche le persone non binarie. I dati sono necessari per leggere le complessità dei contesti in cui viviamo, in un’ottica intersezionale. Le donne non sono tutte uguali, continua Sudano, ci sono le differenze di classe, di provenienza, abilità… Più si hanno dati dettagliati sulle caratteristiche, ovviamente nel rispetto della privacy, più dati di genere abbiamo, meglio possiamo creare, realizzare delle politiche pubbliche eque ed efficaci..

In occasione dell’otto marzo ribadiamo che questo dei dati è un nodo per cui il femminismo deve lottare, noi vorremmo che il lavoro sui dati fosse applicato su tutto. Ovviamente siamo per ora obbligate a darci delle priorità tematiche su cui pensiamo sia necessario applicare la politica dei dati disaggregati per genere.


Una questione importante è lottare perché le raccolte dati non avvengano secondo degli stereotipi, come ad esempio usare come unità di misura la famiglia e non le persone singole. Per individuare l’esatta situazione delle persone è indispensabile usare la condizione delle singole/i come unità di misura, si comprende facilmente che la famiglia non è una unità di misura corretta per determinare statisticamente le singole condizioni.

Queste istanze sono fondamentali soprattutto quando c’è un governo di destra: misurare discriminazioni e disuguaglianze diventa una leva fondamentale per costruire lotte, battaglie, piattaforme.

Pensiamo sia assolutamente necessario spingere dal basso perché i dati siano in formato aperto e riutilizzabile e disaggregati per genere e tutti i generi e le politiche pubbliche siano costruite in questo modo.

Vogliamo ricordare la campagna “Dati per contare”  di Period Think Tank che è attiva per chiedere ai comuni di aprire i dati di genere per costruire politiche pubbliche.

Qual è il tema di questo 8 marzo per Period Think Tank?


Rispetto alle priorità di intervento, in occasione dell’8 marzo, abbiamo scelto questo anno le politiche abitative e la questione della casa. mancano i dati per contrastare il disagio abitativo delle donne

Quante donne povere e madri sole hanno accesso a case
popolari? Quante avranno accesso a case popolari riqualificate? Quante donne che fuoriescono da contesti di violenza sono inserite in alloggi popolari e quante lo stanno ancora aspettando?
Abbiamo realizzato un approfondimento sui dati che mancano per contrastare il disagio abitativo delle donne attraverso le azioni e i fondi del PNRR.
Non ci sono ancora dati per rispondere a queste domande a due anni dall’avvio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nonostante la parità di genere sia una delle tre priorità trasversali. Sono previsti 2,8 miliardi del PNRR al finanziamento del programma PINQuA (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’abitare), ma non sappiamo quante donne potranno beneficiare degli interventi previsti per ridurre il disagio abitativo.

I dati del Report Annuale Istat, pubblicato a luglio 2022, hanno rivelato disuguaglianze di genere drammatiche, per esempio l’11,7% delle famiglie monogenitoriali è in povertà assoluta e l’80,9% delle famiglie monogenitoriali è composto da madri sole, l’incidenza di povertà assoluta delle famiglie dove sono presenti minori è pari al 28,2% se la famiglia è in affitto, contro il 6,4% di quelle che posseggono un’abitazione di proprietà e il 13,1% delle famiglie in usufrutto o in uso gratuito.
Chiediamo con urgenza al Governo di prevedere indicatori nazionali di impatto di genere per valutare l’efficacia degli interventi per l’abitare finanziati dai fondi del PNRR; ad Istat di disaggregare per genere il rapporto fra povertà e tipologia di godimento dell’abitazione; ai Comuni di aprire e disaggregare per genere i dati sull’edilizia residenziale pubblica e di impegnarsi ad inserire indicatori locali di impatto di genere.

Per la pace, il pane e per la libertà. Buon otto marzo, buona lotta da Noialtre!

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