“Fuori la guerra dalla storia”. In piazza contro il patriarcato

Patricia e Agafia raccontano il loro percorso di vita e politico, il loro incontro che ha generato forza e liberazione che arriva fino a tutte noi.

Conosco da tanti anni Patricia Tough, la referente a Bologna per le Donne in nero, una donna, una femminista che lotta da una vita per la liberazione e l’uguaglianza. Una donna sempre presente, sempre lì dove bisogna essere per lottare contro la violenza, contro il patriarcato, contro la guerra. La contatto per dirle: “Patricia noi di Noialtre abbiamo pensato a te per raccontare questo 8 marzo di lotta, tu per noi sei un esempio, sei una forza”.

Pochi giorni dopo è scoppiata la guerra in Ucraina e allora Patricia, tra le prime a Bologna con le Donne in nero, è diventata proprio colei che ci può dire tanto per lottare per la pace.

Subito comincia a raccontare come sono nate le Donne in nero, nel 1988 a Gerusalemme, dopo lo scoppio della prima Intifada, per protestare contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi. Il loro slogan sempre presente era “Stop Occupation”.
«Tutto ebbe inizio all’epoca della prima intifada. Volevamo sostenere la lotta palestinese, perciò cominciammo a stare in piedi con i cartelli che chiedevano la fine dell’occupazione. Era la cosa più semplice e più visibile che potevamo fare.»
(Dafna Kaminer)

Poi continua a dire come invece in Italia sono nate le Donne in nero, prima sostenendo le donne di Gerusalemme, poi cercando di allargare lo sguardo e di pensare ai conflitti in occidente o dove erano coinvolti i paesi del blocco occidentale-atlantico. Tutto parte dall’agosto del 1990 e la prima guerra del Golfo, poi la guerra nella ex Jugoslavia dal marzo del 1991. Le donne in Nero italiane hanno cominciato a portare in piazza, con cadenza nel tempo, i loro corpi vestiti di nero e i loro cartelli contro la guerra e per la pace, contro la violenza patriarcale che nella guerra ha la sua essenza. Lo slogan era e rimane “Fuori la guerra dalla storia”.

Da quel 1990 tante sono state le piazze dove le Donne in Nero in Italia e in giro per l’Europa hanno manifestato portando la loro presenza simbolica forte. Spesso sono state anche dalle sorelle a Gerusalemme dove tutto è nato. Hanno condotto una lotta durissima accanto alle donne vittime di stupro di guerra nella ex Jugoslavia, in particolare sono state molto vicine alle donne vittime dello stupro di guerra di Srebrenica. 

Patricia ad un certo punto mi dice, ma tu devi parlare con Agafia, è una donna eccezionale, è nata in Moldavia, attraverso un percorso di vita è arrivata fino a noi in Italia, ed è diventata anche lei un’attivista contro la violenza e contro la guerra.

Capisco che è un incontro da non perdere e quindi mi metto in contatto con Agafia.

Agafia è una forza della natura e in un’ora e mezza mi racconta la sua vita dalla Moldavia nel periodo sovietico (nasce nel 1964), alla Siberia e poi di nuovo alla Moldavia fino ad arrivare in Italia nei primi anni 2000.

Agafia nasce in Moldavia, appena finite le scuole lavora un po’ in fabbrica, ma nella sua famiglia, che vive in campagna e lavora il tabacco, c’è una grande povertà. Così a 19 anni decide di partire e andare in Russia. Lei racconta quanto desiderava vivere libera e costruire la sua autonomia.

Agafia ha lavorato nella costruzione della ferrovia sovietica che da Mosca porta al circolo polare, prima come muratora per un anno dal 1983, per passare poi a lavorare nei treni come cuoca. Il ritmo era scandito dal percorso di 12 giorni di seguito nei treni, un giorno di pausa e ripartire. Questo fino al 1991.

In questo periodo conosce l’indipendenza ma anche tanta violenza e soprusi, molestie e violenze sono continue da parte dei colleghi. Usa tanto queste parole: violenza, corruzione, molestie, stupri e femminicidi. Agafia perde alcune donne a lei care, amiche e parenti. Ammazzate da uomini che le hanno sfruttate o che a loro sono stati vicino.

Decide di tornare in Moldavia, l’Unione Sovietica si sta sgretolando, il muro di Berlino è caduto. Comincia un piccolo commercio con una sua amica, vende in Russia guanti di pelle fatti in Romania, sempre andando avanti indietro col treno. Per qualche anno resiste e riesce anche a risparmiare, finché non decide di lasciare tutto e venire in Italia.

In Italia è difficile all’inizio, è talmente stanca e provata dalla fatica e dalle violenze che per un lungo periodo non parla.

Da qui comincia la liberazione di Agafia che inizia a lavorare, a Bologna. Attraverso i servizi sociali può iniziare una psicoterapia che l’aiuterà a ricominciare a parlare, incontra la Casa delle Donne per non subire violenza, Le Donne in Nero.

Mi dice testuali parole: “Da sola sono riuscita a trovare la strada con tutte queste donne accanto che mi hanno sostenuta e mi hanno dato forza, da sola ho tirato fuori la mia vita”

L’incontro tra Patricia e Agafia (entrambe vivono a Bologna), avviene nel 2017 a Roma alla manifestazione contro la violenza sulle donne e di genere del 25 novembre. Una folgorazione, l’inizio di un percorso comune. Nelle Donne in Nero e nella forza ed esperienza di Patricia, Agafia trova il suo spazio. La lotta contro la violenza patriarcale che è contro le donne e le persone fuori dalla norma e la lotta contro la guerra e per la pace è quello che lei stava cercando.

Agafia ha cominciato a parlare e non smette, riconosce la testimonianza come valore fondamentale e strumento di lotta per la pace e contro la guerra, la lotta contro la guerra, contro tutte le guerre, è la lotta per distruggere il patriarcato.

Grazie Patricia, grazie Agafia, grazie alle Donne in Nero costruttrici di pace, con i corpi e con le parole. Fuori la guerra dalla storia!

Contatti https://www.facebook.com/Donne-in-nero-Bologna-792657614114366

Una risposta

  1. Anna zoli ha detto:

    Una storia pesante, forse come tante piena di fatica e violenza, ma Agafia ha saputo rinascere scegliendo la strada che fa per lei, insieme alle altre donne femministe che lottano contro il patriarcato e contro tutto il male che produce, guerra in primis. Grande Agafia!

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