SAMOS, alla scoperta della Grecia che (r)esiste
Partiamo per le vacanze. Meta: Samos. Rynair ci informa di un cambio volo e siamo costrette a passare 3 giorni pieni, in più, ad Atene tra andata e ritorno. Le vacanze non sono state organizzate nei minimi dettagli, tutto prenotato sì, ma senza aver guardato nulla per più di 5 minuti. Diamo spazio all’improvvisazione. Fortunatamente avevamo prenotato a Gennaio, prima che la vita decidesse di tirarci qualche nuovo colpo basso. Completamente sopraffatte dalle cose da fare decidiamo di provare a capire dove sia esattamente Samos e dove alloggeremo solo qualche giorno prima della partenza. Informazioni con cui partiamo: saremo in un luogo poco turistico; sull’isola è vissuto Pitagora; vogliamo visitare la caverna in cui si nascondeva da Policrate.

Passiamo i primi due giorni ad Atene, in attesa del volo per Samos. Conosciamo già Atene e anche sta volta non ci pare nulla di che. Ci riversiamo nella Placa, vediamo qualche negozietto, e proviamo l’esperienza balneare nella capitale. Tutto carino, ma niente di più. Partiamo per Samos, ritardo di un paio d’ore, che inizia a farci pensare di chiudere con la Grecia. Attese infinite in aeroporto, stalli obbligatori ad Atene. Stanche, arriviamo a Samos. Per un paio di giorni decidiamo di riposare, fermarci lì, nella spiaggia locale di Campos, dove avevamo prenotato. Spiaggia piatta, lineare, ma con un’energia particolare. I colori sono veri colori, gli odori sono veri odori, i profumi della natura sono veri profumi.

In questi giorni leggiamo qualche notizia qua e là sull’isola. Scopriamo che anche Epicuro è nato sull’isola, che per lui non c’è molto affetto poiché figlio di coloni che hanno occupato illegalmente. Scopriamo che anche Esopo è vissuto sull’isola ma anche di lui non si parla granché. Iniziamo quindi un tour legato alla figura di Pitagora. Prima andiamo a visitare le caverne in cui ha vissuto, poi Pythagoreio, la cittadina dell’Isola dedicata alla sua figura.

Dopo un paio di giorni chiuse in casa per il Meltemi, procediamo la nostra escursione verso Kokkari, paesino delizioso in cui iniziamo a capire che a Samos il pesce è veramente buono. Ci avventuriamo in luoghi meno turistici e scopriamo Marathocampos, paese dell’entroterra terremotato nel 2020. Qui qualcuno prova a resistere. Come la famiglia che gestisce il ristorante Allothi. I migliori dolmadakia della nostra vita. Per non parlare dei fiori di zucca al forno ripieni di riso. Loro specialità. Qui vi è anche una sede, in disuso ormai, di quello che doveva essere il partito comunista greco.

La famiglia del ristorante ci consiglia due spiagge di locali, poco turistiche: Kalladakia e Balos. La prima un po’ caotica (niente a che fare con una qualunque spiaggia italiana), la seconda un gioiellino. Assolutamente da provare la cucina di Akrogiali, il miglior pesce della nostra vita. Chiudiamo con un trekking di 10 km immerso nella natura che ci porta alla scoperta di due spiagge completamente isolate: mikro e megalo seitani.

Samos offre moltissime cose da visitare, lo sappiamo, ma noi abbiamo voluto riempirci gli occhi di quei colori che solo la natura incontaminata sa dare. L’energia che ti circonda è indescrivibile e lì, mentre fai il bagno in acque gelide (23 gradi circa) inizi a capire perché Pitagora abbia teorizzato proprio qui la metempsicosi, la reincarnazione delle anime. L’isola è magica, e magica è l’accoglienza dei suoi abitanti. Prima fra tutti Amanda, la nostra Host di Studio Popi. Un po’ amareggiate e tristi per la partenza pensiamo al giorno successivo. Altro stallo obbligato ad Atene. Questa volta in un nuovo quartiere: Exarchia. Siamo tornate in Italia iniziando a pensare di volerci trasferire. Exarchia è stata un’esperienza straordinaria che ti fa respirare il vero senso di comunità, qui perduto. Ci fermiamo in un bar e scopriamo che a pochi passi nel 2008 un ragazzo di 15 anni è stato ucciso dalla polizia. Proseguiamo fino al suo memoriale.

Centri occupati, luoghi autogestiti, prezzi irrisori. Nell’andare via ci colpisce il maltempo, vento e pioggia. Gli host di Studio Exarchia ci regalano gli ombrelli per raggiungere la metro. In Italia ce li avrebbero venduti con il sovrapprezzo. Per non parlare di lettini e ombrelloni gratuiti con consumazione al bar, o ai pranzi e cene mai superiori a 30€ in due, o all’acqua che di default ti viene portata gratis al tavolo non appena ti siedi. Poi siamo tornate a Bologna, baretto 2×2 di periferia, due caffè 2 euro e 80. Forse stare in Grecia è una forma di resistenza. Si spende meno nel fare le vacanze là, che nel sopravvivere qua. E basta. Vogliamo tornarci.
